TAGLI DI PERSONALE IN 10 ANNI, MA ATTRAVERSO LA MOBILITA’

La bandiera del Ministero Difesa

Notiziario FLP Difesa n. 26 del 17.02.2012 –

Dopo il Consiglio Supremo di Difesa, il Consiglio dei Ministri e, ieri, le Commissioni Difesa di Camera e Senato,  il Ministro della Difesa amm. Gianpaolo Di Paola  ha illustrato nel pomeriggio di oggi alle OO.SS. nazionali le linee guida del suo progetto di riduzione dello strumento militare, che sono poi quelle contenute nella relazione illustrata in Parlamento e allegata al nostro Notiziario n. 24 di ieri.

In estrema sintesi: il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni (-30%);  occorre dunque procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa, e, non potendo agire sulla parte ”esercizio” ridotta davvero al lumicino, occorrerà ridurre gli impegni sulla voce “investimenti”  (è già previsto il taglio di 40 caccia F35 rispetto agli iniziali 131) e, soprattutto, sulla voce  “personale”   che oggi incide per il 70% sul bilancio complessivo (la media europea viaggia intorno al 50%):  da qui i tagli (43mila in totale, 10mila civili e 33mila militari), ma in un  periodo di  10/12 anni, e solo attraverso la mobilità verso altre Amministrazioni, e dunque senza alcuna formalizzazione di esuberi.

All’introduzione del Ministro, hanno fatto seguito gli interventi delle OO.SS. . La nostra O.S. ha innanzitutto ringraziato il Ministro per aver voluto  l’incontro e un primo confronto anche con le Parti sociali, ed ha poi espresso le proprie considerazioni al riguardo, che proviamo a riassumere per punti.

  1. Piena comprensione da parte nostra per le ragioni che sono alla base del progetto di riduzione, ragioni che affondano le radici nei micidiali tagli di bilancio di questi anni, in particolare dal 2008 ad oggi. C’è attualmente uno squilibrio patologico tra le disponibilità finanziarie e l’attuale strumento militare   (ipertrofico sotto il profilo dimensionale e ipotrofico sotto l’aspetto funzionale, sono parole dello stesso Ministro), e non si può non intervenire rapidamente per evitare il “default” che è dietro l’angolo.
  2. Apprezzamento  per  il fatto che il Ministro non è ricorso ai soliti ragionamenti del passato (le spese per la “funzione Difesa” in rapporto al PIL sono quasi la metà rispetto ad altri Paesi europei, dunque occorrono più risorse),  che oggi i cittadini non comprenderebbero alla luce della crisi enorme che il Paese sta attraversando. E dunque è evidente che il sistema va riequilibrato al proprio interno, sulla base di una stabilizzazione nel triennio delle risorse assegnate per esercizio (attualmente, 14, 1 mld).
  3. Presa d’atto degli intendimenti in merito alle leve da utilizzare per la riduzione della strumento, con piena condivisione rispetto alla scelta di ridurre la voce “investimenti” (la nostra O.S. ha auspicato la riduzione dell’impegno per gli F35,  40 velivoli in meno sono  un primo importante segnale in quel senso).
  4. In merito ai tagli di personale preannunciati, la dimensione proposta non può non indurre riserve e preoccupazioni da parte nostra. Riserve anche per alcune contraddizioni che emergono: se il problema è recuperare risorse,  l’apporto dei tagli sul personale civile è proporzionalmente superiore rispetto a quelli sul personale militare, ma sotto il profilo finanziario significativamente molto più basso, tenuto conto che una unità militare costa mediamente più del doppio della corrispondente civile. E’ necessario dunque, a nostro avviso, un riequilibrio e serve conoscere più da vicino gli effettivi costi del personale.
  5. Apprezzamento in particolare da parte nostra sul fatto che, ai fini delle riduzioni di personale preannunciate dal Ministro, l’orizzonte temporale viene fissato sui 10/12 anni, il che,  alla luce delle cessazioni dal servizio che ci saranno nello stesso periodo (pensionamenti e altro), ne riduce significativamente la portata e  consente un atterraggio più morbido e verosimilmente più gestibile.
  6. Condivisione da parte nostra anche per lo strumento che si intende utilizzare per la gestione delle eccedenze, che il Ministro ha dichiarato essere solo ed esclusivamente l’istituto della mobilità  verso altre Amministrazioni. Dunque, è questa è davvero una notizia confortante, non si intenderebbe procedere attraverso alcuna formalizzazione di esuberi, che, in considerazione delle norme introdotte dalla triade Berlusconi-Tremonti-Brunetta con le leggi 148 e 183/2011,  comporterebbero davvero lacrime e sangue per i lavoratori coinvolti, ma si procederà solo attraverso la mobilità. A tal riguardo, però, abbiamo rappresentato la necessita di ripensare le regole di questo istituto, nella parte in cui ne condizionano la praticabilità al “nulla osta” delle AA.PP. riceventi, molte delle quali sono in riordino. Le esperienze di questi anni dimostrano che troppi sono ancora i “no”, anche nei riempieghi (Pavia docet).

Dunque occorre un intervento regolatore di livello più alto, tenuto conto che la riduzione dello strumento militare non è problema solo della Difesa, ma interessa il sistema paese e il sistema stato.

Queste, le nostre considerazioni in merito alle linee guida del progetto dell’amm. Di Paola.

Nel nostro intervento, abbiamo però portato all’attenzione del Ministro ulteriori riflessioni di carattere politico, che proviamo di seguito a riassumere brevemente.

  • L’operazione di riduzione prospettata dal Ministro, per essere ben compresa, deve apparire credibile agli occhi  dei lavoratori. E per essere tale, occorre partire preliminarmente dallo snidamento e dall’abbattimento di tutte quelle situazioni di spreco e di privilegio che ancora si annidano nella nostra Amministrazione. Non è credibile una operazione che, mentre vuole mandare casa gente a stipendi tra i più bassi del settore pubblico, decide acquisti  incredibili (le venti Maserati a 120.000 euro cadauna) o mantiene appalti che offendono la decenza  (76mila € annui per la pulizia di appartamenti di servizio di Ufficiali con alti incarichi) o condizioni di lavoro oggi fuori dalla realtà (l’istituto dell’ausiliaria, per esempio) o sontuose indennità  post servizio (si veda il nostro Notiziario n. 14 del 27 gen. u.s.). Abbattere sprechi e privilegi può anche incidere poco sui grandi numeri di spesa, ma, come per la politica, costituisce condizione etica preliminare per chiedere sacrifici ai cittadini-lavoratori.
  • L’operazione di riduzione, per essere davvero efficace, non può limitarsi solo al riequilibrio finanziario sulla base di tagli del personale. Deve andare più in profondità, incidendo davvero sull’attuale organizzazione della nostra Amministrazione, e proprio a partire dall’impiego del personale civile. Lo spreco di risorse si realizza anche quando si lascia senza lavoro il personale civile perché si esternalizzano le lavorazioni o quando lo si sottoimpiega a favore del personale militare che, a parità di prodotto lavorato, costa molto ma molto di più.  Ed allora, abbiamo detto al Ministro,  se vuole essere davvero incisiva e radicale, questa riforma deve recuperare e traguardare l’obiettivo sempre  dichiarato ma mai realmente perseguito dalla prima riforma Andreatta: la reale civilizzazione del Ministero. Che significa lavoro e impieghi per i civili nelle attività amministrative e tecniche per le quali sono stati assunti, senza sconfinamenti da parte di chi è stato assunto per altri ruoli, con anche l’ obiettivo  di ridurre le forbici, retributive e non, che nella Difesa hanno  prodotto figli e figliastri.
  • Infine, il progetto, per poter viaggiare, non può in alcun modo prescindere dal coinvolgimento preventivo  del Sindacato sulle scelte da operare e dalla sua più ampia condivisione, apparendo a nostri  occhi del tutto improponibile un modello decisionale dall’alto, con scelte imposte, che ci costringerebbero a reazioni forti.  Da qui la richiesta, nostra e di altre sigle sindacali, di un “tavolo permanente”,  già a partire dal disegno di legge delega,  e poi di seguito per le scelte da recepire nei successivi decreti delegati, che avranno un arco temporale non oltre i confini di questa legislatura.

Nel suo intervento di replica, il Ministro ha assicurato due cose importanti: la gestione dei tagli solo attraverso la mobilità e senza alcuna formalizzazione di esuberi e l’intendimento di procedere attraverso il confronto costante con le Parti sociali, rendendosi anche disponibile in prima persona.

Dunque,  un incontro che ha consentito di chiarire positivamente alcuni importantissimi aspetti per la fase difficile che si apre,  ma che ovviamente avranno bisogno di successive verifiche sul campo.

(Giancarlo PITTELLI)

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