RIFORMA DELLA DIFESA: LE COSE CHE CHIEDIAMO AL MINISTRO

Notiziario FLP Difesa n. 51 del 04.04.2012 –

Nel corso di queste ultime settimane, si sono succeduti sugli organi di informazione interventi vari e parecchi articoli che hanno avuto per oggetto il progetto del Ministro Di Paola di riduzione dello strumento militare.  Buon’ ultima, un inchiesta comparsa l’1 e il 2 aprile  uu.ss a firma di Marco Ferrante, comparsa sul giornale “Il Messaggero” e che alleghiamo in copia al presente Notiziario.

Nella considerazione che l’argomento sta diventando sempre più caldo, e che a giorni potremo trovarci di fronte al testo del disegno di legge delega che l’Amministrazione sta mettendo a punto proprio in queste ore,  riteniamo doveroso proporre a chi ci legge il punto di vista di FLP DIFESA sul progetto di riduzione del Ministro Di Paola, anche in previsione dell’ audizione delle OO.SS. in Commissione Difesa del Senato che, inizialmente prevista per oggi,  è stata spostata di qualche giorno.

Questa in sintesi, e per punti, la nostra  opinione al riguardo, che proponiamo mettendo insieme le opinioni sui diversi aspetti del problema sui quali siamo intervenuti nelle scorse settimane:

1 – Comprendiamo bene l’esigenza ravvisata dal Ministro Di Paola di ridurre lo strumento militare: il sistema Difesa è vicino al collasso a causa del corposo taglio di risorse avvenuto in questi anni;  occorre dunque procedere ad un ridimensionamento della struttura della Difesa, e, non potendo agire sulla parte ”esercizio” ridotta davvero al lumicino, bisognerà incidere sulla voce “investimenti”  (il taglio di 40 caccia F35 rispetto agli iniziali 131 rappresenta un segnale importante) e, soprattutto, sulla voce  “personale”  che  oggi incide per il 70% sul bilancio complessivo (la media europea viaggia intorno al 50%):  da qui i tagli di personale proposti (43mila in totale, 10mila civili e 33mila militari).

2 – Occorre preliminarmente interrogarsi sul come mai le spese per il personale sono lievitate in questi anni in modo così abnorme: la ragione sta quasi tutta nei costi del personale militare che godono di retribuzioni, indennità, benefit e quant’altro che,  anche alla luce della condizione di crisi profonda che il Paese sta vivendo in questi anni, appaiono veramente fuori luogo e fuori tempo. Solo qualche esempio: l’indennità di campagna che viene concessa praticamente a pioggia, anche a chi è impiegato in strutture amministrative e non certo in attività operative; la c.d  “ausiliaria”, e cioè la possibilità di una chiamata in servizio di ufficiali e sottufficiali fino a cinque anni dopo il pensionamento, opzione retribuita con regolare compenso a prescindere dall’effettivo impiego dei beneficiari e che costa centinaia di milioni di euro l’anno; i requisiti ancora favorevolissimi per il collocamento in quiescenza;  le altissime retribuzioni dei Vertici militari (oltre 380mila euro per i capi di Stato Maggiore);   l’indennità speciale pensionabile (oltre 400.000 euro annui a testa) concessa dopo il pensionamento degli Alti Vertici militari (Capi di SM, Segretario Generale, Comandante Generale Arma CC); la proliferazione degli organismi di comando, come ha denunciato la Fondazione ICSA (“ci sono di fatto cinque stati maggiori, senza contare l’enorme staff del ministro….) e l’elenco potrebbe continuare. E’ di tutta evidenza che se si vogliono ridurre le spese per il personale,  è da qui che occorre partire.

3 – Si aggiungano i tanti sprechi che tuttora esistono nella Difesa. Anche qui alcuni esempi:  i costi spropositati (3,5 mln all’anno) per la pulizia degli alloggi riservati a 44 ufficiali di vertice, fino a 600 metri quadrati di superficie;  l’acquisto di 19 Maserati blindate al costo di 119mila € cadauna, di cui si è tanto parlato; le spese per il mantenimento dei Circoli Ufficiali e Sottufficiali, alcuni davvero sfarzosi, che sono presenti a centinaia e centinaia su tutto il territorio nazionale; una gestione non proprio ottimale e in alcuni casi utilizzi impropri dell’enorme patrimonio alloggiativo della Difesa; gli sprechi  della “mini naia”, campus addestrativo per  2500 giovanissimi fortemente voluta dal Ministro la Russa che nel triennio 2008-2010 è costata quasi 20 mln. di euro, e che è apparsa solo una grande e costosa operazione promozionale; l’affidamento all’esterno, “a manovali qualificati ed esperti”, delle operazioni di facchinaggio nei diversi siti del Ministero della Difesa attraverso un appalto costato 5 milioni e 617 mila euro. E anche qui l’elenco potrebbe continuare a lungo.  Come per la politica, abbattere sprechi e privilegi è un imperativo di ordine morale oltre che economico, che servirebbe a dare credibilità e anche consenso all’intera operazione del Ministro Di Paola. Il Ministro se ne ricordi!

4 – Allo stato delle cose, sembrerebbe di capire che la riduzione delle ingenti spese per il personale potrebbe avvenire  attraverso il risparmio dei costi delle 43.000 unità che andranno progressivamente cancellati dai ruoli della Difesa. In che modo?  L’utilizzo della mobilità verso altre AA. PP. di cui si parla tanto, stanti le regole attuali, appare alquanto improbabile per il personale militare: dovrebbe avvenire a domanda e non saranno molti i militari a chiedere di lasciare la Difesa e lo status attuale; inoltre, dovrebbe essere subordinata al “sì” dell’Amministrazione ricevente, e non crediamo che i profili professionali dei militari in transito siano di grande interesse per quelle AA., tutt’altro!  Rimarrebbe allora il transito verso i ruoli civili della Difesa: in uno studio di SMD, nel prossimo quinquennio, a fronte di 280 assunzioni dall’esterno, si registrerebbe il passaggio di oltre 900 militari verso i ruoli civili, e, con proiezione al 2032, sarebbero ben 9000 gli ex militari  transitati nei ruoli civili, a fronte di 6500 civili ancora in servizio e di 4500 assunti dall’esterno.  Questa opzione non  va assolutamente bene, a nostro giudizio: non solo perché snaturerebbe il codice genetico della componente civile della Difesa facendo dei ruoli civili lo sfogatoio degli esuberi dei militari, ma perché comporterebbe di fatto la chiusura di strutture a più alto tasso di impiego civile (pensiamo all’area industriale, Arsenali della MM e Poli dell’ES. in primis), con un aggravio ovvio ed ulteriore dei costi. C’è poi un problema grosso come una casa, lo abbiamo già detto al SSS Magri: il passaggio verso altre AA.PP. comporterebbe certamente un minor costo per la Difesa, ma in abbinata anche un maggior costo per lo Stato, facendo lievitare la spesa pubblica. Cosa dice a tal proposito il Presidente Monti? Si fa anche molto affidamento sull’istituto della riduzione quadri, una sorte di “scivolo” anticipato dei militari verso la pensione, che appare però oggi in assoluta controtendenza alla luce della riforma Monti-Fornero. E’ praticabile una soluzione dai grandi numeri che muoverebbe in una direzione opposta e antitetica rispetto a quella, lacrime e sangue, somministrata dal Governo agli altri lavoratori? Noi pensiamo che sia improponibile allo stato, anche se il Ministro pare ne faccia molto affidamento.

5 – Ed allora, a fronte di tutte queste riserve, come si può fare a perseguire il riequilibrio del bilancio della Difesa, allineandolo a quello degli altri Paesi europei (50% personale; 25% esercizio e investimenti)?  A nostro avviso, va detto in primo luogo che l’operazione potrebbe avere bisogno di tempi un po’ più lunghi;  in secondo luogo, è auspicabile che, a fronte di una operazione di sistema come questa, ci fosse un impegno di tutto il Governo che dovrà trovare al proprio interno un punto di sintesi per poi andare al confronto con il Parlamento con l’obiettivo di ricercare  il più largo consenso delle forze politiche,  anche per evitare, come è successo spesso in questi ultimi anni, che chi arriva dopo disfa quanto fatto in precedenza da chi lo ha preceduto. Questo è un pericolo da evitare!

6 – Sul piano delle scelte concrete ed operative, per traguardare l’obiettivo condiviso del riequilibrio di bilancio, la nostra idea come O.S. FLP DIFESA è la seguente, anche qui in sintesi e per punti: 

  • Procedere ad una spending review profonda e accurata (è stata già fatta entro il 31 marzo come previsto?) e che azzeri innanzitutto sprechi e privilegi che incidono sui costi del personale. Come per la politica, sarebbe una operazione dal grande valore etico prima che economico! 
  • Ridurre ulteriormente l’impegno sugli F35 e rivedere al ribasso per i prossimi anni la parte relativa alla spesa per  “investimenti”. Oggi l’imperativo categorico, più che investire, è risparmiare! 
  • Ridurre significativamente  per i prossimi anni gli impegni legati alle missioni internazionali. Queste missioni costano tanto, troppo,  e,  tra gli altri effetti, offrono ingaggi economici elevatissimi  al personale che  vi partecipa. In termini economici, con i soldi guadagnati in una missione ci si compra mezzo appartamento, e anche per questo motivo c’è una altissima domanda di partecipazione tra i militari! Le missioni costano davvero tanto, ed oggi  sono un lusso che il Paese non si può permettere.
  • Vendere e/o permutare  l’ingente patrimonio immobiliare della Difesa non più necessario per la “mission” istituzionale  (decine di miliardi di €..),  attraverso nuove e veloci procedure ad hoc; 
  • Per quanto attiene le dotazioni di personale civile, dopo i tagli intervenuti con il D.L. 112/2008 (poi convertito nella legge 133/2010) e con il D.L.194/2009 (poi convertito nella legge 25/2010) e più recentemente con la Legge 148/2011 (provvedimento attuativo in itinere), gli organici del personale civile sono stati alleggeriti di ben 11.180 posizioni, portando l’organico attuale a poco più di 29.000 unità.  Noi pensiamo che questa dotazione dei ruoli civili non possa e non debba essere ulteriormente ridotta, essendo il minimo necessario per l’espletamento delle attività di lavoro riconducibili agli impieghi civili, in primo luogo quelle afferenti all’area industriale.  Il Ministro la pensa diversamente, e vorrebbe tagliare 10mila posti di lavoro civili  in 10-12 anni, cosa che per la verità, alla luce dello studio di SMD dello scorso gennaio,  non dovrebbe comportare in ogni caso grandi problemi per il personale oggi in servizio, atteso che gli esodi naturali produrrebbero le riduzioni richieste nell’arco temporale di riferimento. A tal riguardo,  noi pensiamo che il Ministro debba,  preliminarmente ad ogni discussione sui numeri e sui tagli di personale, farci capire che tipo di struttura della Difesa ha in testa, con quali assetti di F.A. e con quali articolazioni interforze, con quale ruolo per il personale civile e con quali incombenze lavorative ad esso richieste, con particolare riferimento all’area più importante della Difesa, quella industriale. Prima le scelte di assetto, poi i numeri! 
  • Se ci è concesso di esprimere una nostra opinione in merito al problema eccedenze del personale militare (33mila unità, in particolare nel ruolo di maresciallo), la loro riduzione dovrebbe avvenire attraverso il progressivo transito nei ruoli che fanno capo agli altri settori del comparto sicurezza e difesa (Vigili del Fuoco; Polizia di stato; Polizie locali; etc.)  o in altri “corpi” dello Stato (per es., protezione civile).  Trattasi di professionalità formate a suo tempo con costi altissimi per impieghi militari e che, proprio per questo, troverebbero più utile impiego in quei corpi  piuttosto che in Uffici Ministeriali o di altre AA.PP. a connotazione civile. A nostro avviso,  la non perdita di  quelle professionalità dovrebbe essere ritenuta  una esigenza davvero prioritaria. A tal riguardo, si potrebbe lavorare su una ipotesi che preveda che, per i prossimi anni e per il tempo che dovesse servire, in ordine a esigenze legate a nuove assunzioni e al turnover delle posizioni di lavoro afferenti a tutto il comparto sicurezza e Difesa,  si debba  primariamente attingere  ai militari in eccedenza delle FF.AA. Servirà una norma legislativa ad hoc, che, anche per i militari,dovrà prevedere l’istituto della gestione delle eccedenze nei termini previsti per il personale civile dall’ art. 16 Legge 183/2011
  • Restituire il personale militare che rimane in Difesa alle funzioni per cui è stato assunto, quelle strettamente militari appunto,  rimuovendolo dagli impieghi previsti per i dipendenti civili (negli Uffici della Difesa, sono attualmente impiegati migliaia e migliaia  di militari che, per unità di prodotto lavorato,  costano il doppio o quasi rispetto ai civili che vi siedono vicino: destinarli ad altri incarichi più operativi lasciando i civili a quelle incombenze, sarebbe anch’esso un risparmio, e di che taglia!). Ove così avvenisse, realizzeremo finalmente quella famosa “civilizzazione” che è stato l’obiettivo  fallito della prima ristrutturazione Andreatta-Saragozza, e fino ai nostri giorni; 
  • Riportare all’interno della Difesa tutte quelle lavorazioni che in questi ultimi quindici anni sono state esternalizzate, con un aggravio di costi impressionante e una parallela e contestuale riduzione di attività di lavoro nella Difesa.  Ci sono ancora oggi quasi trentamila dipendenti civili della Difesa che sanno fare bene il loro mestiere e che dovrebbero  essere utilizzati per operare una decisa inversione di marcia, quella della reinternalizzazione delle lavorazioni,  che dovrà essere pronta e radicale soprattutto negli Enti dell’area industriale.

7 – Ovviamente, un processo di tale profondità, difficoltà e complessità non potrà che procedere anche attraverso il pieno coinvolgimento e il confronto con le forze sociali. Tutto il  Sindacato chiede questo, e  il Ministro Di Paola, che sinora si è dimostrato più politico di alcuni suoi predecessori (l’on. La Russa in primis), questo lo ha ben compreso e su questo si è con noi  impegnato in prima persona. Il confronto che noi vorremmo dovrà essere preliminare e sostanziale e non successivo e di tipo meramente formale,  e dovrà consentire alle Forze Sociali di esprimere le proprie valutazioni al riguardo e di fornire per tempo i propri contributi, anche attraverso appositi tavoli tecnici.  Questo, a nostro avviso,  dovrà avvenire sin dai prossimi giorni con riferimento alla bozza del disegno di legge delega che l’Amministrazione tra predisponendo in queste ore,  che fisserà i tempi, il quadro e i paletti per la riforma. Un confronto, quello con le Parti sociali,  che, a maggior ragione, dovrà continuare anche in occasione della predisposizione degli schemi di decreti delegati che conterranno al loro interno i concreti provvedimenti di riduzione dello strumento militare (soppressioni; riorganizzazioni in chiave riduttiva in ambito Forza Armata e in chiave interforze; etc.),  e che daranno corpo conclusivo  al progetto del Ministro. All’interno di questo confronto di non breve periodo con l’Amministrazione,  noi chiediamo però che vengano anche affrontati e risolti alcuni nodi che non hanno ancora trovato soluzione in tutti questi anni: la spinosissima questione del personale di 1^ area; le problematiche legate alla formazione e all’aggiornamento; l’efficientamento degli Enti dell’area industriale; l’ allineamento normativo ed economico tra civili e militari su alcune aspetti legati all’impiego, indennità di campagna in primis; etc.

Queste, allo stato delle cose,  le nostre valutazioni in merito al progetto, peraltro non ancora definito,  del Ministro Di Paola e alcune proposte sulle cose da fare. Dunque, un primo contributo di FLP DIFESA al confronto con l’Amministrazione che dovrebbe entrare nel vivo nelle prossime settimane e dal quale noi auspichiamo che escano soluzioni e scelte condivise, che costituiscono, a nostro modesto avviso, la condizione essenziale per portare in porto una operazione a carattere quasi epocale che dovrebbe ridisegnare la struttura della Difesa per gli anni futuri, e che, proprio per questo,  dovrà viaggiare anche ricercando un ampio consenso tra il personale dipendente.

Crediamo che il Ministro Di Paola, che appare più politico dei politici cosiddetti di professione che lo hanno preceduto nell’incarico, questo lo abbia proprio compreso bene, e la “comunicazione” (la seconda in ordine di tempo) datata 27 marzo che il Gabinetto ha fatto pervenire a tutto il personale Difesa “per la necessaria conoscenza delle azioni in essere per la riforma dello Strumento Militare messa a punto dal Governo”,  ne potrebbe rappresentare una riprova ulteriore.  Ma, naturalmente, saranno solo i fatti a confermare o smentire questa tesi.

                                                                                                    (Giancarlo PITTELLI)

Allegato: L’inchiesta de Il Messaggero

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