MARILENA HA VINTO LA SUA BATTAGLIA

Notiziario FLP DIFESA n. 65 del 14 MAGGIO 2012 –

Marilena Morano

Il Tribunale di Velletri le ha dato ragione:  la sua immatura scomparsa è avvenuta a causa della ripetuta esposizione all’amianto nel suo Ente, l’Ospedale militare di lungodegenza di Anzio, nel quale ha lavorato per trent’ anni e che il  Ministero della Difesa non aveva bonificato dalla presenza letale delle fibre di asbesto, esponendola a quel rischio che poi l’ha portata alla morte.

Parliamo della per noi indimenticabile  Marilena Morano, morta per mesioteloma pleurico maligno il 10 ottobre del 2009,  dipendente civile del Ministero della Difesa e nostra dirigente sindacale di lungo corso, prima dello SNAD e successivamente di FLP DIFESA, e anche nostra RSU per più mandati.

Marilena aveva una storia professionale come tanti di noi.  Era entrata giovanissima nel Ministero Difesa (anno 1979, aveva vent’anni) in qualità di giardiniera e per il tramite dei corsi allievi operai; due anni dopo,  il passaggio in mansioni d’ufficio,  e da quel momento anni e anni di impegno lavorativo serio, intelligente e senza risparmio,  pur in condizioni fisiche alquanto disagevoli per una grave invalidità civile.  Con un solo, piccolo riconoscimento professionale: la riqualificazione alla qualifica superiore del 2008.

Un anno prima, nel 2007,  le prime avvisaglie della gravissima malattia che l’avrebbe poi condotta a morte, e da lì un calvario di sofferenze e di dolori che, nel giro di soli due anni, l’avrebbe portata via alla sua famiglia.  La diagnosi era stata impietosa: mesiotelioma pleurico maligno, una malattia che purtroppo non concede scampo, e tristemente nota per essere correlata all’esposizione alle fibre di asbesto. Marilena capì subito, sin dal primo manifestarsi dei sintomi,  che quella malattia era legata al suo lavoro dentro l’Ospedale militare di Anzio, luogo molto noto di ricovero e cura per malati lungodegenti.  In quell’Ente,  di amianto ce n’era davvero tanto, troppo, e peraltro in molti ambienti, interni ed esterni.  Lo hanno evidenziato i sopralluoghi tecnici disposti dal Tribunale (carotaggi, analisi del terreno, esami su pezzi di zanzariere, caldaie,  etc.) che hanno rivelato la  presenza di fibre di asbesto; e lo hanno attestato ampiamente i periti incaricati dallo stesso Tribunale, un ingegnere, un chimico e un medico. Quell’ambiente di lavoro era contaminato e dunque rischioso,  in quanto espone all’amianto operatori e utilizzatori della struttura, e non solo: nelle vicinanze  ci sono anche due scuole, con il loro “carico” umano

Marilena aveva percepito subito la condizione di  grande rischio, l’aveva denunciata pubblicamente, e  aveva vissuto con grandissima preoccupazione la possibilità che altri colleghi ammalassero come lei.  Era diventato un suo chiodo fisso,  e quella preoccupazione per i suoi colleghi l’accompagnò sino alle fine, anche nella sua azione quotidiana di dirigente sindacale FLP DIFESA.  Ma purtroppo, senza grandi risultati:  la sua domanda di causa di servizio venne addirittura rigettata dal competente Comitato,  e le operazioni di bonifica dell’ambiente, pur avviate dall’Amministrazione, non vennero mai portate a conclusione, prova ne siano le permanenti e visibili condizioni in cui versa tuttora l’Ente.

La sentenza  di primo grado del giudice Cruciani del Tribunale di Velletri è di portata storica, come ha giustamente affermato l’avvocato Ciro Palumbo, che ha avuto il grande merito di crederci e che è stato l’anima della battaglia di Marilena  anche dopo la sua scomparsa:  riconosce che la nostra collega  è morta per amianto e condanna l’Amministrazione ad un risarcimento di 716.000 euro, oltre a interessi e rivalutazione.  Uno straordinario risultato che premia anche la tenacia della famiglia di Marilena, e in particolare di mamma Amelia e della sorella Rosella, nostra collega e anch’ella dirigente FLP DIFESA.

Avremo prossimamente un incontro con l’Avv. Palumbo: la battaglia in nome di Marilena continua.

(Giancarlo Pittelli)

 Allegato: Articolo del Messaggero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *