La Direttiva del Ministro sulla politica militare per l’anno 2013

Notiziario n. 6 del 18 gennaio 2013 –

Il Ministro della Difesa amm. G.P. Di PaolaIl Ministro della Difesa ha emanato in data 19 dic. u.s. la “Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013”, che pubblichiamo di seguito come allegato.  La Direttiva detta le linee di “policy” della Difesa per l’anno in corso ed è articolata in tre parti: nella prima, viene tracciato il quadro politico strategico, ad impronta fortemente europeista e atlantica, nel quale l’Italia  è chiamata ad assumere un ruolo chiave; nella seconda,  si parla dello “strumento militare” che deve essere improntato sulla qualità anche a costo di sacrificare, quando necessario, la dimensione quantitativa delle Forze”; nell’ultima, infine, il Ministro detta le direttive operative vere e proprie, ed è su queste che vogliamo soffermarci.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, quello di carattere finanziario: il bilancio della Difesa è sbilanciato e in grande sofferenza e pertanto occorre tendere al progressivo riequilibrio, riducendo gli impegni di spesa sul personale fino al 50% (oggi sono al 70%) e riequilibrando in aumento le due altri voci (25% esercizio – oggi al 12% – e 25% investimenti – oggi al 18%).  Vanno in questa direzione le riduzioni degli organici, civili e militari operate con la “spending review” (L.135);  e vanno nella stessa direzione le ulteriori riduzioni previste dalla legge delega, quelle sugli organici (-43.000 posizioni al 2024) e quelle sulle  strutture (-minimo 30% al 2018).  

Alcuni passaggi della Direttiva ci sembrano particolarmente significativi:

– per le eccedenze di personale militare ”si dovrà continuare a fare ricorso ai transiti nelle aree funzionali del personale civile del Ministero della Difesa..”,  che rappresenta sicuramente il percorso più agevole e facilitato tra quelli individuati dalla legge delega per la gestione degli esuberi;  

“la rimodulazione delle dotazioni organiche …dovrà avvenire mediante l’adozione di piani di riduzione graduale, informati al principio dell’elevazione qualitativa delle professionalità.  Il processo dovrà essere mirato alla valorizzazione del personale”;

“nella considerazione che la formazione professionale costituirà uno dei pilastri della riforma, il personale civile dovrà acquisire nuove e più articolate capacità, partecipare attivamente ai cicli formativi ed integrarsi sinergicamente con il personale militare. Il principio della valorizzazione delle risorse professionali civili dovrà, comunque, essere a presidio delle occorrenti misure dirette a limitare al massimo le eventuali ricadute sul personale delle riduzioni organiche, agevolando la mobilità interna, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, il ricorso a forme di lavoro a distanza ed il trasferimento presso altre pubbliche amministrazioni”;

– infine, “dovranno essere tutelate le esigenze di continuità e di funzionalità dell’Amministrazione, con particolare riguardo a quelle prioritarie e specifiche degli arsenali e degli stabilimenti militari. La riaffermata valorizzazione delle professionalità civili dovrà trovare una sua concreta attuazione anche mediante l’ampliamento dei settori di impiego, in modo da ottimizzarne le potenzialità”.

Affermazioni nuove ed importanti le ultime due,  che ovviamente condividiamo pienamente, anche perché appare  in esse (finalmente!) il riconoscimento pieno del ruolo e delle funzioni dei civili. Un passo importante, ma purtroppo sinora limitato solo alle parole: sul piano concreto, infatti,  abbiamo visto davvero poco, per non dire nulla, in questo anno di gestione Di Paola! Ne è un esempio l’attenzione che in questi quattordici mesi è stata riservato agli arsenali e stabilimenti militari, che nella proposta iniziale di legge delega non comparivano neanche. E i lavoratori se ne sono certamente  accorti, se il giudizio che esprimono sull’operato del Ministro nel sondaggio che troverete nella home page del nostro sito (e al quale invitiamo tutti a partecipare) vede al momento una schiacciante prevalenza delle espressioni negative di voto.  Parole dunque, quelle del Ministro, che sin quando non si tradurranno in fatti concreti, non ci faranno fare un solo passo in avanti.  

Colpisce anche, in negativo, nella Direttiva, la mancanza di ogni riferimento al rapporto con le Rappresentanze civili e militari, e alle relazioni sindacali.  E’  di tutta evidenza che, nelle intenzioni di Di Paola, questa riforma epocale della Difesa dovrebbe essere gestita in assoluta e totale solitudine dall’Amministrazione e dagli Stati Maggiori, con le Rappresentanze del personale coinvolte solo a valle di ogni decisione, e in tempi abbondantemente successivi.  E’ quello che nei nostri Notiziari abbiamo definito il “metodo Di Paola”  e che abbiamo sperimentato in quattordici mesi di rapporto con il Vertice politico, buon ultimo il riordino della Sanità Militare in chiave interforze, portato avanti con una velocità impressionante e fuori dal controllo del Parlamento, con ciò “tradendo” in qualche modo lo stesso impegno assunto da Di Paola alla Camera e le precise indicazioni del Parlamento (o.d.g. Cirielli votato all’unanimità).   Un riordino, quella della sanità,  che afferma la stessa Direttiva “dovrà procedere senza indugi nella riorganizzazione in chiave interforze”, con nessuna attenzione nei confronti delle richieste delle OO.SS.

Sotto questo profilo, appaiono di ancor maggiore interesse le direttive che il Ministro dà per il riordino dell’area tecnico-amministrativa. Secondo Di Paolasarà necessario procedere con un’incisiva riorganizzazione dell’area tecnico-amministrativa mediante:

un accorpamento a guida civile delle Direzioni del Personale (Persomil, Persociv, Previmil), nonché una revisione e semplificazione delle procedure adottate per la trattazione delle rispettive competenze;

una razionalizzazione e snellimento di COMMISERVIZI……. una razionalizzazione e snellimento di GENIODIFE…… una revisione delle funzioni delle Direzioni Tecniche, mediante l’accorpamento delle funzioni similari e una migliore integrazione delle attività di marketing..;

la maggiore efficienza dell’area tecnico-amministrativa dovrà essere ricercata anche mediante una ulteriore e decisa razionalizzazione nell’utilizzo delle infrastrutture, giungendo ad un sollecito completamento della struttura di Centocelle, unificando tutto il settore del personale nella esistente struttura presso la Cecchignola e alienando le strutture non più necessarie”.

            Già tutto deciso, dunque, in primo luogo il tanto contestato accorpamento “3 in 1”  di Persomil-Persociv-Previmil,  alla faccia dei lavoratori interessati e delle loro Rappresentanze che avevano espresso opinioni diverse,  e tutto deciso nelle secrete stanze al di fuori di qualsiasi confronto di merito.  Colpisce quel riferimento alla “guida civile”  della costituenda macro Direzione Generale, un piccolo contentino che non sposta di un millimetro il problema  e che rappresenta solo uno specchietto per le allodole: come se la guida civile in una struttura a fortissima impronta militare potesse modificare i termini del problema….. Noi avevamo avanzato altre proposte a tal riguardo, sempre nell’ottica di una efficace spending review: perché non transitare all’INPS ex INPDAP la gestione della previdenza militare, e magari anche quella della gestione delle buste paga, così come è stato fatto  per i lavoratori civili?  Neanche considerate!!

E permane un buio pesto su tutta l’enorme partita delle spese esagerate, dei tantissimi sprechi  e dei privilegi borbonici che ancora albergano nella Difesa.  Non un  solo gesto di buona volontà…. Per fare un esempio, nel 2013, come letto recentemente in un articolo, l’aumento dei costi per l’ausiliaria sarà del 21 per cento, con altri 74 milioni di euro di costo. ..nel 2013 serviranno ben 431 milioni di euro, ..nel 2008 pesava per 231 milioni di euro, che sono praticamente raddoppiati nel giro di cinque anni”.  E vogliamo parlare dei costi degli alti gradi militari? “C’è un generale ogni 381 militari. Il censimento del 2010 ne evidenziava ben 480, mentre la Germania ne ha poco più di duecento. Inoltre nei ranghi si contano oltre 2.300 colonnelli, destinati quasi tutti alla promozione, spesso in maniera esclusivamente formale: molti indosseranno i gradi solo alla vigilia del pensionamento, in modo da assicurarsi però il diritto all’ausiliaria”. Come mai qui la spending qui non è ancora arrivata?  E i costi esagerati per gli armamenti: vogliamo parlarne?  Dopo gli F35, ancora soldi (2 miliardi di euro, la metà dell’IMU versata per la prima casa!) per l’acquisto di due sommergibili U-212!

            Caro Ministro, era da qui (sprechi, privilegi, spese militari) che occorreva iniziare, altro che dal taglio di 43.000 posti di lavoro!  Proprio per questo non appare credibile ai nostri occhi!  E menomale che il tempo a sua disposizione sta finendo, l’eredità che lascia sulle spalle del successore è davvero pesante!

(Giancarlo Pittelli)

Allegato: Il testo della Direttiva ministeriale sulla politica militare 2013

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