NOTIZIARIO 20 DEL 28 APRILE 2026

LA RIFORMA DELLA SANITÀ MILITARE E I DIVERSI INTERROGATIVI SULLE SCELTE OPERATE

Il Vertice politico della Difesa ha presentato una proposta di legge recante disposizioni in materia di revisione della struttura organizzativa e coordinativa della sanità militare, che configura di fatto la costituzione di una nuova Forza Armata, in superamento dell’attuale sanità interforze, che verrà posta direttamente alle dipendenze del Capo di SMD, al pari delle altre quattro Forze Armate.

Il Progetto, che prevede una dotazione organica di professionalità esclusivamente militari con previsione di carriera, reclutamento e aggiornamento professionale, introduce la libera professione intramuraria per medici e psicologi in uniforme ricalcando l’intramoenia del SSN.  Contempla  anche la creazione di  una rete di poliambulatori militari che potranno essere accreditati e convenzionati con il SSN, rendendo  anche possibile il ricorso a professionisti esterni pagati con fondi pubblici in caso di carenza di personale; inoltre, medici e psicologi militari potranno svolgere attività libero-professionale anche in strutture private convenzionate.

Va opportunamente segnalato, a tal proposito, come il progetto di legge sia stata elaborato senza alcuna informazione preventiva né coinvolgimento alcuno delle organizzazioni sindacali,  diversamente dai sindacati militari che sono stati appositamente auditi, il che ci appare particolarmente grave e censurabile in quanto la riforma impatta direttamente sul personale civile della Difesa che, allo stato delle cose, tra i propri ruoli, prevede diverse professionalità impiegate in ambito sanità militare.

A nostro giudizio, non prevedere il ruolo dei civili all’interno della nuova sanità militare significa declassare un numero notevole di dipendenti dello Stato e creare una discriminazione professionale inaccettabile, specialmente laddove si nega l’accesso alla libera professione ai soli civili a parità di competenze. E’ allora necessario chiarire il collocamento organico e funzionale del personale civile della nuova forza armata e  la possibilità di clausole di salvaguardia e di valorizzazione per le professionalità civili.

La questione è già deflagrata anche sul piano politico, essendo oggetto di alcune interrogazioni parlamentari, tra le quali quella del M5S che adombra anche la possibile esistenza di un conflitto di interesse, venuto alla luce a seguito di una inchiesta de Il Domani, in considerazione del fatto che  una stretta parente del Ministro sarebbe entrata nella proprietà di un poliambulatorio privato di Roma.  L’interrogazione del M5S, solleva interrogativi sulla possibile interferenza tra interessi privati e scelte pubbliche, e chiede tra le altre cose precisi chiarimenti ai Ministeri della Difesa e della Salute su criteri di accreditamento e remunerazione delle strutture, sul ruolo dei poliambulatori privati nella riforma e sulle eventuali misure per escludere la possibilità di conflitti di interesse anche potenziali.

Di fronte a questo scenario, la FLP Difesa esprime una posizione estremamente critica, peraltro già rappresentata al SSS delegato nel corso dell’incontro della settimana scorsa, sia sotto il piano del metodo (esclusione da ogni confronto preventivo con le Rappresentazne Sindacali) che del merito ( nella riforma non è chiarito il ruolo e le funzioni del personale civile sanitario e viene inoltre evidenziata una grave disparità di trattamento: al personale sanitario militare è consentito svolgere attività libero-professionale anche all’esterno, mentre al personale civile questa opportunità non sembra essere riconosciuta).

Per quanto sopra, la FLP Difesa ritiene urgente l’apertura di un tavolo di confronto sulla riforma della sanità militare che serva in primis a definire il futuro ruolo della componente civile e delle diverse professionalità oggi impiegate nella sanità interforze.

Fraterni saluti.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE FLP DIFESA