Botta, risposta e replica tra CGIL CISL UIL e PERSOCIV in ordine alla distribuzione delle risorse locali del FUA 2016. Un autogol clamoroso, a nostro giudizio, che mette ancora più in difficoltà le Rappresentanze locali

Notiziario n. 116 del 10 ottobre 2016 –

rp_Foto-FUA-per-sito4-300x213.jpgBotta autolesionistica, risposta decisa, e replica alquanto debole e impacciata: è questo il condensato  dell’interscambio dei giorni scorsi tra CGIL-CISL-UIL e PERSOCIV sui contenuti dell’accordo FUA 2016 da loro firmato il 30 setembre u.s.. Il risultato finale è un autogol clamoroso, con effetti negativi sui tavoli locali.

Ripercorriamo in breve quanto accaduto: CGIL-CISL-UIL inviano in data 3 u.s. una nota di contestazione di un passaggio della circolare PERSOCIV n. 53923 del 13 settembre, che poteva essere interpretata nel senso che il 15% del FUS potesse essere destinato a remunerare, oltre alla  performance individuale, anche “specifici progetti”.  Una indicazione certo un pò forzata, ma  paradossalmente non proprio così negativa, atteso che l’effetto indotto avrebbe potuto essere quello di destinare ai progetti locali risorse maggiori rispetto all’85% già previsto. E a chi come noi avrebbe voluto destinare alla performance meno del 15% (la CGIL voleva l’1%!), la cosa non risultava poi così indigesta.

Proprio in virtù della considerazione di cui sopra, non appare allora per nulla peregrina un’altra possibile lettura della nota di CGIL-CISL-UIL, ed è quella che le tre sigle abbiano cercato, ora per allora, di modificare il quadro, preso alla fine atto che il combinato disposto tra Direttiva performance  e l’art. 14 dell’accordo FUA da loro sottoscritto limiti molto la contrattazione locale, e affidi di fatto al Dirigente il potere totale in materia di distribuzione delle risorse FUS anche in ordine ai progetti locali.

A rafforzare questa interpretazione viene in aiuto proprio la fermissima risposta di PERSOCIV, che pubblichiamo su questa stessa pagina, che non si è certo limitata a fornire una risposta tutto sommato anche facile sul punto controverso (15%), ma ha spaziato a tutto tondo, con toni anche perentori, e con una chiusura che non ammette repliche (“l’attività progettuale realizzata in sede locale presuppone, ai fini della misurazione e valutazione della prestazione resa, l’utilizzo dello strumento previsto dalla Direttiva”),  il che, in parole povere, significa che le contrattazioni locali saranno decisamente limitate (lo temevamo!).

E che questa interpretazione possa essere davvero la più plausibile, lo dimostra in fondo la stessa replica, visibilmente impacciata, del 6 u.s. delle tre OO.SS., che volutamente e frettolosamente hanno chiuso il contenzioso esaltando la pagliuzza  (evviva, il 15% va solo alla performance!) e facendo invece finta di non vedere la trave  enorme che i firmatari sindacali dell’accordo FUA 2016 hanno contribuito a generare, in primis non opponendosi a suo tempo alla Direttiva sulla performance che, associando i criteri di distribuzione del FUS a quelli della performance,  ha di fatto compromesso la contrattazione locale (solo FLP DIFESA l’ha contestata, impugnandola presso il TAR), e in secondo luogo non battendosi per temperarne gli effetti dentro l’accordo FUA, che addirittura prevede che i tavoli locali possano affidare al Dirigente anche l’85% destinato ai progetti, una autentica provocazione che aggiunge la beffa al danno.

E allora se le tre OO.SS. vedono solo la pagliuzza e non la trave che sta dentro la risposta della D.G., significa che le affermazioni di Persociv circa i limiti dei tavoli locali siano di fatto da loro accettati, e questo apre brutti scenari per detti tavoli, e anche per quelli già chiusi con accordi vecchio tipo. In sostanza, la risposta della D.G. innescata dalla nota di CGIL-CISL-UIL ha peggiorato, e molto, il quadro di situazione.  Per questo, non appare una gran bella idea quella di fornire agli Enti il carteggio tra D.G. e le tre OO.SS…

Rimaniamo in ogni caso convinti che la contrattazione locale vada comunque difesa a spada tratta, dicendo innanzitutto “NO” all’unificazione tra l’85% FUS e il 15% performance, e poi cercando di salvaguardare la contrattazione anche in materia di distribuzione FUS, discutendo, se non dei criteri di valutazione, già determinati, almeno della loro applicazione, che ragionevolmente non può essere la stessa tra performance (valutazione complessiva annuale) e progetti (valutazione parziale su singoli progetti).

(Giancarlo Pittelli)

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