Disegno di legge di stabilità 2014: i dipendenti pubblici continuano ad essere un bancomat per il Governo

Notiziario n. 114 del 21 ottobre 2013 –

Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano

Il Presidente Letta con i Ministri Saccomanni e Alfano

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE n.12 del 21 ottobre 2013, in cui si da notizia delle indiscrezioni sulla legge di stabilità (manca il testo ufficiale!), nelle quali, accanto a possibili ma improbabili miglioramenti economici, si intravedono ben altre parti negative.

Non c’è ancora un testo disponibile – è già questa è un’anomalia – ma le indiscrezioni sulla legge di stabilità sono numerose e tradiscono un vero e proprio gioco delle tre carte del Governo. Come in quel gioco infatti, si lasciano intravedere possibilità di miglioramenti economici ma si tengono ben coperte le parti negative che compensano ampiamente i pochi e insufficienti provvedimenti che tolgono soldi dalle tasche degli italiani, non rilanciano né i consumi interni né le imprese e, proprio come nel gioco delle tre carte, qualunque carta vai a scoprire ti accorgi di essere perdente. Inoltre, quel che è peggio, per alcune misure non c’è copertura finanziaria e rischiano (anzi, è praticamente certo) di tradursi in nuove tasse.

Intanto va precisato che non di sola legge di stabilità ma di ben tre provvedimenti: il decreto IMU, la manovrina per scendere sotto il 3 per cento di deficit/PIL e la vera e propria finanziaria 2014. Ma andiamo per ordine.

Decreto Imu: è in discussione in questi giorni e serve a salvare dal pagamento non solo le prime case normali ma anche quelle di lusso (benché non definite tali in base ai classamenti) e quelle dei ricchi e ricchissimi. La maggiore copertura dovrebbe arrivare da una maxisanatoria sulle multe comminate ai gestori dei giochi d’azzardo che hanno frodato il fisco. Il problema – oltre al fatto di premiare imprese che gestiscono la più odiosa attività legale – è che molte di queste aziende non sono in grado di pagare e la clausola di salvaguardia prevede che in caso di mancati o insufficienti incassi la rata IMU sarà coperta con l’aumento delle accise sui prodotti energetici (benzina e affini). Ciò comporterà che alla fine pagheremo tutti!

Manovrina 2013: come già detto, serve per rientrare nel parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL. La copertura è affidata ad una serie di piccoli tagli lineari e alla vendita di immobili pubblici. Ma l’Europa ha già sanzionato l’Italia perché le vendite di patrimonio dello Stato possono essere utilizzate solo per diminuire il debito e non per coprire spesa corrente. Sappiamo già, quindi che in bilancio si aprirà un buco di 525 milioni di euro. Dove sarà trovata la copertura?

Finanziaria 2014: la vera e propria legge di stabilità invece è tutto un “potrei ma non voglio” e una serie di partite di giro con le quali si da con una mano e si prende con…due. Già si vagheggia dell’insufficienza della riduzione del cuneo fiscale, che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori dipendenti tra i 10 e i 15 euro al mese. Ma la verità è che nemmeno quei pochi soldi arriveranno mai in quanto li dovremo spendere, ancor prima di averli incassati, per far fronte all’aumento dei bolli sulle attività finanziarie, alla minore detrazione sugli oneri detraibili in dichiarazione dei redditi – che scenderanno quasi sicuramente dal 19 al 18 per cento retroattivamente nel 2013 e al 17 per cento nel 2014. Parliamo di spese mediche, mutui sulla casa o spese di istruzione, cioè oneri che quasi tutte le famiglie hanno.

Ma non è finita: l’IMU sarà sostituita da due diverse imposte che andranno a gravare sia sui proprietari che sugli inquilini (che così pagheranno una quota dell’IMU al posto dei proprietari); la sanità, che il Governo afferma di non aver tagliato, sarà tagliata comunque indirettamente in quanto è previsto il taglio di un miliardo alle regioni, che si tramuterà automaticamente in taglio dei servizi, in primis proprio sulla sanità.

C’è poi il capitolo delle misure prive di copertura: 500 milioni di dismissione del patrimonio dello Stato che, come già detto, non possono essere usate come copertura di spesa corrente, e un contributo di solidarietà richiesto per le pensioni al di sopra di 90.000 euro che però la Corte Costituzionale ha già dichiarato illegittimo. Insomma, in questo campo il Governo mente sapendo di mentire perché mette in bilancio entrate che sa già a priori che non ci saranno.

Abbiamo tenuto in fondo i capitoli più corposi: il taglio dei servizi e i tagli a carico dei dipendenti pubblici, vero bancomat di tutti governi.

Infatti, il Governo prevede ancora una volta tagli lineari per le amministrazioni centrali. È il caso di aprire questo capitolo per comprendere cosa questo voglia dire. La CSE ha più volte denunciato che a fronte del blocco dei contratti e del turn-over dei dipendenti pubblici esistono numerosi sprechi nella pubblica amministrazione su acquisti, appalti, consumi intermedi, società partecipate. Questi sprechi sono in massima parte responsabilità di un’alta dirigenza indifferente ai cambi di governo, nominata dalla politica e con questa collusa al fine di sottrarre risorse ai cittadini a fini di consenso politico. Continuare a tagliare in modo lineare senza incidere direttamente sugli sprechi vuol dire dare meno soldi alla pubblica amministrazione e affidare il compito di decidere cosa tagliare proprio agli stessi soggetti che usano male le risorse. È chiaro che non saranno i privilegi e gli sprechi a essere tagliati ma i servizi ai cittadini più deboli, e questo è responsabilità diretta del Governo che sa e tace.

Riguardo ai dipendenti pubblici poi, è l’ennesimo massacro: non basta il blocco della contrattazione per tutto il 2014 e il taglio del lavoro straordinario di un ulteriore 10 per cento. C’è una stretta maggiore del turn-over per il prossimo biennio, che smonta tutte le promesse fatte dal Ministro D’Alia sulle nuove assunzioni in un settore che ha perso 350.000 posti di lavoro in dieci anni. Inoltre, anche chi va in pensione avrà la liquidazione differita di un anno se la somma è sotto i 50.000 euro mentre se la somma è superiore la si incasserà in due o addirittura tre rate annuali. Non manca la conferma dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017, che fa presagire che fino a quella data questo Governo non intende rinnovare i contratti pubblici.  Come è ovvio anche questa diminuzione del personale, peggio pagato e quindi meno motivato, si riverbera in modo inevitabile sui servizi forniti alle fasce più deboli della popolazione.

Insomma, una manovra che non crea lavoro, non aumenta i consumi e non aiuta le imprese dal punto di vista della competitività ma affida all’aumento della domanda estera tutte le speranze di ripresa del nostro Paese. Inoltre una manovra finta, cioè priva di copertura tanto che lo stesso Governo a non credere a ciò che scrive. Il Presidente del consiglio Letta ha infatti affermato che con questa manovra il rapporto deficit/PIL scenderà al 2.5 per cento. Ora, poiché il tetto previsto dall’Europa è del 3 per cento e mezzo punto di PIL è pari a 8 miliardi di euro, perché non usare quegli 8 miliardi per dare fiato all’economia? Forse perché nemmeno il Governo crede che i saldi della legge di stabilità siano reali e si copre le spalle? Proprio questo è il gioco delle tre carte: sperare in miglioramenti economici e accorgersi, in un secondo momento, di essere stati fregati, truffati perché il “gratta e guadagna” che ti hanno venduto è falso!

Ciò che veramente è incomprensibile è lo stupore di fronte a questa manovra mostrato dalle parti sociali che sembrano accorgersi ora che i soldi sono pochi e mal spesi e vorrebbero scaricare tutta la rabbia su questa legge di stabilità, che non è sorprendente ma figlia della assoluta mancanza di politiche di sviluppo e tagli agli sprechi che non liberano le risorse necessarie a intervenire con politiche anticicliche. 

La CSE ha presentato al Parlamento nei mesi scorsi (c’è chi lo fa solo oggi) un vero e proprio piano per recuperare risorse, che va dalla lotta all’evasione fiscale fatta in modo serio al taglio degli sprechi attraverso il varo di una seria legge anticorruzione; dalla riduzione dei livelli di Governo con l’abolizione (non la diminuzione) delle province al taglio delle spese per armamenti; dall’azzeramento dei privilegi anche nel settore pubblico al taglio dei costi della politica; dagli accordi Rubik con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati alle misure per rendere più efficiente la pubblica amministrazione.

Il piano presentato al Parlamento permetterebbe di liberare risorse per il Paese, di aumentare i consumi rinnovando i contratti dei dipendenti pubblici, di sburocratizzare la pubblica amministrazione, di finanziare l’innovazione e sostenere l’impresa.

È inutile prendersela con il sintomo, è la malattia che bisogna curare e bisogna farlo non certo con leggi di stabilità senza risorse. Ma il Governo di larghe intese, diviso su tutto, non è in grado di farlo come non sono in grado di difendere i lavoratori quei sindacati che sono in tutto e per tutto compromessi con le politiche del Governo di larghe intese e ancor più grandi appetiti.  

 Dipartimento Politiche Economiche e Fiscali CSE  “

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