Accolta dal Ministro Patroni Griffi la proposta di CSE per un contratto quadro sulle relazioni sindacali

Notiziario n. 127 del 28 settembre 2012 –

La riunione a Palazzo Vidoni (Ministro al Centro)

Riportiamo di seguito il Notiziario CSE  n. 22 del 28 settembre 2012 relativo ai contenuti e alle risultanze conclusive della riunione avvenuta in data 25 u.s. tra le Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative (per noi, CSE) e il Ministro della Funzione Pubblica in merito alle problematiche del pubblico impiego connesse con l’attuazione della spending review.

” Si è svolto l’altro ieri a Palazzo Vidoni l’ennesimo incontro con il Ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi. La data stessa scelta per la convocazione  – tre giorni prima dello sciopero proclamato da alcune sigle sindacali – non ha potuto far altro che polarizzare le posizioni al tavolo: il risultato è che i lavoratori saranno disorientati a leggere i comunicati sindacali visto che le sigle che hanno scioperato oggi preconizzano un futuro di licenziamenti e affermano che nessun impegno è stato preso dal ministro mentre la CISL continua a sostenere l’esistenza di una specie di paese di Bengodi nel quale il ministro è pronto, grazie alla CISL ovviamente, a distribuire soldi e diritti. In entrambi i casi lo scenario descritto è talmente poco credibile che ormai i lavoratori sono scettici su tutto e tra breve rischiamo la fuga dal sindacato (qualunque sindacato) mentre mai come in questo momento è necessario avere tutele sia sui posti di lavoro sia riguardo a diritti, salario e mantenimento del posto di lavoro stesso.

La realtà che possiamo raccontarvi è diversa sia dai catastrofismi che dagli ottimismi esagerati.

Nella precedente riunione, noi della CSE, ma non solo, avevamo lanciato la proposta di sottoscrivere un vero e proprio CCNQ (contratto collettivo nazionale quadro) che consentisse di recuperare almeno in parte quella ferita profonda che il Decreto sulla “spending review” aveva inferto in tema di riforma della Pubblica Amministrazione e di connesse relazione sindacali, quasi subito dopo la sottoscrizione dell’accordo del 3 maggio 2012.

Infatti, eravamo e siamo convinti che fosse difficile recuperare seriamente il tavolo di confronto dopo l’emanazione di una legge di tale portata e con il voto quasi plebiscitario dei rami del Parlamento se non attraverso una serie di veri e propri accordi di forma contrattuale che, una volta sottoscritti, consentissero di esigerne il rispetto e l’avvio di quel percorso che si era bruscamente interrotto.

Nella riunione dell’altro giorno il Ministro ha accolto la proposta della CSE (non della CISL) di avviare le trattative per un contratto quadro in ARAN ma i contorni sono abbastanza nebulosi. Ci è sembrato, però, un discreto passo in avanti, che non cancella i problemi sul tappeto ma che consente di provare a fare argine alle macerie che da Brunetta in avanti si sono ammassate sul Pubblico Impiego.

Il percorso, per come lo abbiamo capito noi, che andrà verificato a partire dalla direttiva che il ministro darà all’ARAN, prevede:

–                    una direttiva all’Aran che consenta alla stessa Agenzia ed alle parti sociali, la definizione di un CCNQ sulle relazioni sindacali;

–                    l’indicazione di analoghi percorsi contrattuali che riguardino l’armonizzazione fra la riforma del lavoro privato e quella del lavoro pubblico;

–                    un percorso contrattuale, sempre in Aran per definire l’utilizzo dei risparmi di gestione delle Amministrazioni Pubbliche;

–                    la disponibilità a sottoscrivere a livello di Funzione Pubblica con le Confederazioni maggiormente rappresentative, un accordo sui criteri di mobilità e sulla gestione degli esuberi.

Sui media, sulla stampa, oggi c’è chi grida alla vittoria in una situazione che continua a essere estremamente preoccupante o, peggio, chi si dimentica velocemente il passato e le posizioni assunte in questi anni di governo del Pubblico Impiego ed in particolare con Brunetta.

Noi di CSE siamo e resteremo dalla parte dei Lavoratori e dei loro interessi e, riteniamo, oggi l’interesse del lavoratore pubblico, del lavoratore dipendente più in generale, è quello della salvaguardia del lavoro e dei diritti. La scelta del confronto quale elemento fondamentale della nostra strategia non nasce da un tatticismo di maniera ma dalla consapevolezza della attuale fase politica e della pesantissima posta in gioco.

Continuiamo a pensare che il problema da affrontare sia la politica economica del Governo e i voti compatti di centro-destra e centro-sinistra in Parlamento sui provvedimenti presentati dal governo Monti; questa situazione poco democratica non può essere combattuta con scioperi di pezzi di pubblico impiego e cortei con 30.000 persone ma solo con vertenze che vedano schierato compattamente tutto il sindacato dalla parte di lavoratori, pensionati, disoccupati, precari, oggi tutte fasce deboli contro i poteri forti, i delinquenti che evadono il fisco e la mancanza di idee della politica. Insomma, se sciopero deve essere che sia uno sciopero generale con milioni di persone in piazza a difesa del lavoro e dei diritti democratici.

Intanto, non abbiamo perso l’occasione di segnalare al ministro con forza una situazione assurda che rischia di creare “esodati” anche nel pubblico impiego: ci sono migliaia di lavoratori in esonero per i quali quest’istituto avrebbe dovuto raccordarsi con la pensione. Ora, dopo la riforma delle pensioni, questi lavoratori stanno ricevendo lettere che li invitano a fare al più presto la domanda di pensione come “salvaguardati” perché ci sono solo 950 posti in tutta Italia. Diversamente non si sa che fine faranno perché non hanno più i requisiti per la pensione e le amministrazioni non intendono riammetterli in servizio. Con una certa sorpresa abbiamo notato lo stupore del ministro, che non conosceva l’esistenza di questa fattispecie. La CSE ha così sollecitato una soluzione al problema e Patroni Griffi ha assicurato che sie ne occuperà e ci darà una risposta in tempi brevi.

Ecco, mancherebbe solo che a esuberi e blocchi stipendiali si aggiungessero pure gli esodati nel pubblico impiego!!

LA SEGRETERIA GENERALE CSE

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